Mi sento nonna

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poesia premiata qui

http://www.lavitaindiretta.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-b4ae0a3e-1045-469f-a116-70b07b05a98d.html?refresh_ce

 

mi sento come il diametro di una casseruola
chiusa in un cerchio che mi rimette al fuoco
ai debiti, ai debitori, all’ora in cui
la sedia mi direbbe fermati -o meglio
accomodati, prendi un caffè
riprendi fiato, prenditi il tempo

come se non stessi seduta abbastanza
così circolare, così concentrica
piatta sul fondo. una schiena assuefatta
al nulla per cui valga la pena
se non di stare qui, a scrivere un diario
da regalare a chi può crederci ancora
senza la paura che carica di gocce
solo per meritare un po’ di apparenza

e lasciarti detto -bambino mio
come usare le forbici, il significato
di opporre la mano alle lame

per ritagliare un quadrato che sia una casa
un triangolo che sia il tetto
per comporre una città, con la scuola
il municipio; ancor di più un rione con l’oratorio
per volersi bene e coltivare il basilico
nella terra smossa dietro le reti del campetto

o per costruire un aeroplano di cartone
per volare, senza comprare la vita,
tra un’apertura d’ali e una caduta
dovuta al modo di poggiare le mani
di alzare gli occhi a guardare le stelle

perché la tua domanda
comprende questa terra
che ancora ci appartiene

 

questo il video (io sono la nonna, naturalmente) lol
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d29e700e-7b3e-4350-ab93-6d74c1c651d5.html

Del Dolore (mini silloge)

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dolore senza occhi
a specchio d’acqua

vivido riflesso
alla mia arsura

mordo il silenzio
e socchiudo la porta

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sembianze di illusi destini
transumanze di ieri futuri
in domani passati

dimentiche identità raccolte
in strade multicolori, in bestie
colte da ironici sorrisi

ritorno originario al mito
e patria e madre e padre
non hanno nome, non hanno confini

disperata realtà che infrange il vero
particelle stereotipate,
limiti sterilizzati, sedotti, abbandonati

putrescenti dimore di odi antichi
rovinano in macerie di pensieri,
di molteplici assenze portatori sani

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donna afghana in prigione a Kabul

donna accucciata
nel disamore di sempre,
nella inutile speranza
di un giorno chiaro
memoria di una primavera
vissuta negli occhi
di un bimbo allattato al seno

vola il desiderio
oltrepassando il limitare
del cielo e del mare

tocca con dita leggere
la linea sfuggente
di un improbabile approdo

mescolando passione
e ritrosia, dolore
e paura, sorrisi e frustate
di un cuore sfilacciato e stanco.

(a tornare saltellando
sulla spiaggia dell’alba
ancora vorrei)

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trasparenze pieghettate
fragili, sottili, fluttuanti,
di voci urlanti
racchiuse in scatole ermetiche,
private della luce
da sbarre d’acciaio
ovattate, lontane, dimenticate,
gridano, rispondono risonanze lontane,
sovrastate dal rullo di tamburi metallici
ritmati nel liquido denso,
appiccicoso dell’oro nero,
si avvicinano frenetici,
azzerando beffardi
l’eco doloroso di una umanità
travolta, disprezzata, annullata.

morte, conosci strade nascoste
fenditure inaccessibili
ti insinui in spazi angusti
arrivi nei giorni di sole
appari tra le gocce di pioggia
fantasma grondante lacrime di sangue.

accarezzi la giovinezza di un sorriso
per carpirgli il calore della vita.

vaghi indecisa, aleggi come soffio di vento
su visi primaverili
su capelli splendenti
su occhi vuoti ormai spenti

avvolta in un bianco drappo di lino immacolato
ti aggiri tra macabre rovine
come luce accecante
come nulla ricolmo
di atavici odi

i tuoi passi
leggeri, furtivi, consolatori,
a volte attesi con desiderio
ora sono violenti, pesanti, dirompenti
si avvertono da lontano
dalle colline verdi
che stentano a fiorire,

portano scompiglio al canto
degli uccelli appollaiati sugli alberi di melo
che fuggono sorpresi, stupiti,
non più ti riconoscono

sei diventata altro
dalla fine giusta o dolorosa, serena o rabbiosa
sei castigo, sei oltraggio, sei vendetta
sei morte, soltanto morte

e conto i chicchi di melagrane

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viola

il singhiozzo ha imparato il gioco delle parole
a scalare il declivio risucchiato
nei venti asprigni del meriggio

filigrana di me
svuota gli occhi dai pensieri
e la lingua del mondo sconfina
in simultaneo ritagliare di labbra
mentre il mare sussurra acciaio freddo
ad un orizzonte viola sprofondato
in sfumature ormai arrese
al cielo notturno

– a capriccio la testa gira la schiena –

apro la madia dei respiri
e conto i chicchi di melagrane

entropia tendenziale

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null

fonde il ghiaccio sul binario delle sette
e il casellante di turno all’universo 18
ha fischiato per l’ultima volta
la partenza del disordine articolato delle 22

vagoni stracolmi di gas a variabile aleatoria
scivolano veloci verso sorgenti senza memoria
di algoritmi in lavoro sudato e mai pagato
invadendo i versi criptici di un pattern matching**
incluso nell’espressione regolare del modello

lavandaie, spazzini, tornitori, giacche bianche
e colletti inamidati rispondono veloci
alla ridondanza del segnale
non si sa cosa sia, dove vada , ma è lì
ti strangola a mani nude lavate
in acqua di sorgente – processo irreversibile –
verso il disordine totale

– incerta è l’alba dei cristalli imperfetti
privi del centro di colore
non più assorbono la luce –

**Il pattern matching è la tecnica per cercare una stringa contenente
i dati di testo o binari per alcuni set di caratteri in base a un modello di ricerca specifico

Frazioni di danza

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farti sentire il cuore
come una danza irlandese
coi tacchi alle tempie e cadenza di farfalla
nel dire giorno, grumo solenne che lega le caviglie
e scioglie il mare, la notte
nel suo eterno
di sempre

Buone Feste a Chicca e ai lettori del blog

i miei AUGURI e a presto!

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purtroppo, appena tornata già devo ripartire, ma finalmente sarò a casa davvero i primi di gennaio!

come tutti gli anni arrivano veloci e luminose proprio nel senso di luminarie le
feste natalizie e come sempre mi mettono in grande difficoltà
non sono credente, ma ho profondo rispetto per tutti i credenti e per chi fa
della fede una scelta di vita, a me a volte la troppa fede spaventa, ma è credo
un problema col quale ho imparato a convivere
ero solita fare gli auguri con una raccolta di quadri della natività con
commenti che io mi sentivo di esprimere
quest’anno ho pensato di raccogliere in E-Book , proprio come augurio di un
Buon Natale delle lettere che provengono dalla zona della Palestina chiamata Ramallah
sono lettere che ho ricevuto da amiche che abitano in quella zona e si
riferiscono al periodo del 2001, quando le forze militari israeliane occupavano quella terra
alle lettere sono stati tolti i riferimenti personali, sono state lasciate come
cronaca di una terra martoriata dove si narra nacque il Salvatore il 25 di dicembre
ho chiesto naturalmente il permesso alle amiche che mi avevano inviato le
lettere, per la pubblicazione, ottenendo un sì grande e anche un saluto per chi vorrà leggere
la copertina è stata realizzata con una fotografia di un luogo all’entrata di
Ramallah in cui è stata inserita la tela di Picasso: madre e figlio
e con questo vi auguro dal profondo del cuore

BUONE FESTE

per chi volesse leggerlo o scaricarlo, basta cliccare sulla figura

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