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mi emoziona anche usare l’intelligenza, sempre che io ne sia dotata!

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E’ da sempre (o almeno, io me ne sono accorta da quando ho iniziato a frequentare siti di scrittura, prima in inglese, poi anche in italiano), che si dibatte il problema della comprensibilità o meno della poesia

ne hanno dibattuto illustri personaggi su illustri blog, nel 2012 comparve una polemica infinita che aveva per titolo “MENO SANGUINETI PIÙ SZYMBORSKA: LIBERIAMO LA POESIA”
innescata da Carlo Carabba e continuata per molti mesi con illustri relatori
l’ho seguita tutta e con interesse sopratutto perché ho molto molto amato Sanguineti e ancora lo amo incondizionatamente
e mi viene da dire una cosa molto semplice :
ma l’emozione ad una lettura arriva soltanto quando vengono coinvolti il “cuore” o i “sentimenti” ?
perché come dice Carabba «si capiscono e commuovono»?
ma davvero vogliamo ridurre il pubblico dei lettori a ricettori passivi, incapaci d’interpretazione, interessati solo alle emozioni che possano comprendere e quindi avere la funzione di commuoverli?
Manganelli scriveva a mo di paradosso: ” , se la com­pren­si­bi­lità è un valore asso­luto, Faletti è meglio di Gadda, si abbia il corag­gio di ammet­terlo.””
non esiste anche una emozione che coinvolge la conoscenza, l’ntelligenza, la curiosità, il voler andare oltre?
io penso di sì, e allora perchè contrapporre due modi di scrittura poetica come se uno escludesse l’altro?
la poesia per me è sempre stata cercare un senso oltre l’immediato, quasi togliere un velo all’usuale al prevedibile…
se si usasse la categoria della comprensibilità in pittura ad esempio, davvero pochi sarebbero i pittori comprensibili!!
persino su Giotto e Caravaggio o Michelangelo ci sarebbero grossi problemi e non solo su Picasso o i contemporanei!
per cui mi chiedo perchè non accettare anche chi scrive in modo astruso e non commuove alle lacrime?
perchè chi scrive come la sua curiosità e la sua intelligenza e la sua storia lo guidano a fare deve sempre spiegare,
mentre chi scrive in maniera “comprensibile” lo si accetta così ad occhi chiusi?
io penso che qualsiasi cosa stimoli la mia ricerca personale sia emozionalmente, sia mentalmente sia nell’insieme di cuore e mente , devo percorrerlo, non posso tricerarmi dietro il non capisco, quindi è da buttare!

la ricerca, lo studio, il leggere oltre “la siepe” dovrebbe essere per chi “scrive” una esigenza fondamentale , almo così io penso

 cosa significa per me comprendere una poesia?

cosa capisco di una poesia e di colpo penso, ma cosa capisco di mia figlia, cosa capisco di mia sorella, cosa capisco della vita stessa, e qui freno subito …. mi ci son voluti anni per capire qualcosa della vita, di mia figlia di mia sorella e come mai della poesia voglio capire tutto subito…
allora forse capire una poesia non significa “definire”, ma comprendere nel senso di prenderla con sé e tenerla, perché magari nel tempo potrà svelarti cose che subito non erano evidenti
e io dico per fortuna la poesia non posso capirla in cinque minuti, ma mi serve tempo e vita per farla diventare mia
la poesia non è un romanzo che devo sapere come va a finire o uno spot che deve lasciarmi impressionata, è una composizione di parole di testo, di ritmo e credo ci si debba lasciare investire dal fascino che queste parole e ritmo esercitano su di noi
la poesia non è nemmeno un diario di chi l’ha scritta (Leopardi diceva di non interpretare le sue poesie attraverso la sua vita!!)

io penso che per comprende nel senso di portare con sé una poesia, si debba essere se stessi davanti al testo …

quindi voglia e desiderio di ascolto, di attenzione, non avere fretta, e nemmeno cercare di immedesimarsi in cosa voleva dire l’autore in quel momento,

ma immedesimarsi in noi stessi, lasciare che quelle parole ci parlino di noi

leggevo con mia figlia ieri Pavese, un piccolo scorcio di “Il mestiere di vivere” e mi sono fermata ad una frase che non ricordavo assolutamente che trovo straordinaria:

Far poesie è come far l’amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa.

e mi venivano alla mente altri pensieri che andavano in questa direzione, non tutto è spiegabile non tutto è comprensibile, non tutto è condivisibile, Eliot diceva ad esempio che la vera poesia può comunicare anche prima di essere capita, proprio nel senso che può carpirti la mente o il cuore o la pancia perché avverti che il poeta si è messo in gioco,
e quando questo avviene io credo spetti al lettore saper ascoltare, senza pretendere di capire subito, ne pretendere di entrare nella sua testa, nel suo animo … che non ci riusciamo nemmeno con le persone che crediamo di conoscere da una vita e a volte, capita pure, che non ci riusciamo con noi stessi
penso io (mio pensiero!!), che la Poesia non è solo testo, interpretazione, non è un spot pubblicitario che vuole colpire ed imporsi semplicemente facendo passare il suo messaggio: compra di più questo o quel prodotto, la poesia è ritmo, ma anche parole che rievocano immagini, pensieri, sensazioni di vita vissuta: il poeta ci sta parlando di noi con noi….

sono anche convinta che leggere poesie abitui ad ascoltare con attenzione, e se non tutto è comprensibile nell’immediato, magari col tempo sapremo meglio cogliere certi significati che l’esperienza personale ci consentirà di apprezzare al meglio, lasciare aperta la porta al desiderio dell’ascolto è per me la consapevolezza di essere non definiti, costruiti ed immobili, nel tempo e nello spazio, ma in continuo divenire e fluire, di fronte a tutto ciò che avremo modo di sperimentare, incontrare durante il nostro vivere quotidiano

certo che non tutto quello che scriviamo ha un senso né in prosa né in poesia, ma mentre in prosa è più semplice cogliere i nessi e connessi, in poesia è sempre più complesso
io credo  che dipenda anche dal proprio background, dalle letture dall’aria “poetica” che abbiamo respirato e cerco di spiegarmi
io ho vissuto dai due anni fino a pochi anni fa negli U.S. ci ho fatto le scuole e l’università, il mio primo approccio alla poesia è stato Eliot e avevo 8 anni con “Old possum’s book of practical cats” (in italiano trdotto come “il libro dei gatti tuttofare”)e mi sono divertita da matti, e poi ho continuato , e sono arrivati altri poeti, Dickinson, Shakespeare, Beckett, Celan, Lorca che trovo unico perchè fonde spontaneità e raffinato lirismo, creando immagini sorprendenti e originali metafore, amo le metafore e anche l’abbondanza di metafore le trovo l’equivalente del colore nei quadri…
la mia folgorazione sulla via della poesia è stata “Poeta en Nueva York” che credo sia uno dei più grandi libri di poesia di tutti i tempi,
Lorca è a New York alla Columbia e vive da studente e ci racconta di una America desolata e tragica come era in quei tempi (1929-30),
riesce a cogliere il soul della società di colore a cui Egli affida la sua speranza di riscatto di questa nazione alienata e degradata che ha perso nelle strade il suo sogno
forse perché ho vissuto la realtà americana sento profondamente i suoi versi e una poesia in particolare mi accompagna sempre dentro il mio borsellino

Ritorno

Assassinato dal cielo
tra le forme di serpente
e le forme che cercano il cristallo
lascerò crescere i miei capelli.
Con l’albero dei moncherini senza canto
e il bimbo col bianco volto d’uovo.
Con i piccoli animali dalla testa rotta
e l’acqua spezzata dei piedi secchi.
Con tutto quello che è stanchezza sordomuta
e farfalla che annega nel calamaio.
Scontrarsi con il mio volto diverso ogni giorno,
Assassinato dal cielo!

è la poesia che piace a me carica di metafore e di immagini a volte anche due per verso, quasi un rincorresi continuo senza fine
perché mi parla, mi racconta, vedo quelle immagini attraverso il mio background e le vivo
non sto a pensare subito ma cosa vuol dire e devo dire  che nemmeno mi interessa più di tanto quello che voglio è essere appagata dalla visione immaginifica che la parola mi regala
ecco questa  è la poesia che io amo e quando la incontro anche sul web, anche se imperfetta, con errori, e imperfezioni, la leggo con piacere , con molto piacere

e sì non tutto quello che leggo sul web è a me consono e non ho idea se sia poesia o meno, ma che dire cerco sempre di avvicinarmi, anche se poi so che non tornerò più a leggere lì..
le motivazioni per le quali si scrive sono tante anzi infinite e certo ci sono cose di pessimo gusto, ma devo dire che ho sempre apprezzato gli sforzi di chi cerca qualcosa di personale, anche se con errori
io sono un esempio lampante di come non si deve scrivere , eppure mi diverte e lo faccio, anche se sempre meno…ma così è..

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