Del Dolore (mini silloge)

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dolore senza occhi
a specchio d’acqua

vivido riflesso
alla mia arsura

mordo il silenzio
e socchiudo la porta

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sembianze di illusi destini
transumanze di ieri futuri
in domani passati

dimentiche identità raccolte
in strade multicolori, in bestie
colte da ironici sorrisi

ritorno originario al mito
e patria e madre e padre
non hanno nome, non hanno confini

disperata realtà che infrange il vero
particelle stereotipate,
limiti sterilizzati, sedotti, abbandonati

putrescenti dimore di odi antichi
rovinano in macerie di pensieri,
di molteplici assenze portatori sani

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donna afghana in prigione a Kabul

donna accucciata
nel disamore di sempre,
nella inutile speranza
di un giorno chiaro
memoria di una primavera
vissuta negli occhi
di un bimbo allattato al seno

vola il desiderio
oltrepassando il limitare
del cielo e del mare

tocca con dita leggere
la linea sfuggente
di un improbabile approdo

mescolando passione
e ritrosia, dolore
e paura, sorrisi e frustate
di un cuore sfilacciato e stanco.

(a tornare saltellando
sulla spiaggia dell’alba
ancora vorrei)

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trasparenze pieghettate
fragili, sottili, fluttuanti,
di voci urlanti
racchiuse in scatole ermetiche,
private della luce
da sbarre d’acciaio
ovattate, lontane, dimenticate,
gridano, rispondono risonanze lontane,
sovrastate dal rullo di tamburi metallici
ritmati nel liquido denso,
appiccicoso dell’oro nero,
si avvicinano frenetici,
azzerando beffardi
l’eco doloroso di una umanità
travolta, disprezzata, annullata.

morte, conosci strade nascoste
fenditure inaccessibili
ti insinui in spazi angusti
arrivi nei giorni di sole
appari tra le gocce di pioggia
fantasma grondante lacrime di sangue.

accarezzi la giovinezza di un sorriso
per carpirgli il calore della vita.

vaghi indecisa, aleggi come soffio di vento
su visi primaverili
su capelli splendenti
su occhi vuoti ormai spenti

avvolta in un bianco drappo di lino immacolato
ti aggiri tra macabre rovine
come luce accecante
come nulla ricolmo
di atavici odi

i tuoi passi
leggeri, furtivi, consolatori,
a volte attesi con desiderio
ora sono violenti, pesanti, dirompenti
si avvertono da lontano
dalle colline verdi
che stentano a fiorire,

portano scompiglio al canto
degli uccelli appollaiati sugli alberi di melo
che fuggono sorpresi, stupiti,
non più ti riconoscono

sei diventata altro
dalla fine giusta o dolorosa, serena o rabbiosa
sei castigo, sei oltraggio, sei vendetta
sei morte, soltanto morte

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  1. che bello ritrovare la tua presenza sul blog. i tuoi scritti che coinvolgono fortemente e diventano indispensabili, per il loro spessore.

    un saluto e un abbraccio, mentre vado a lasciare la testimonianza di un mio piccolo successo poetico, che dedico a tutti coloro che hanno creduto in me e nella mia poesia. in particolare a te ❤

  2. Tratti poetici, molto raffinati, sulla drammacità di eventi dolorosi, che riguardano popolazioni
    lontane da noi, a cui ci avviciniamo con profondi pensieri…
    Buona settinana e un saluto, poetessa,silvia

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