terr’amare

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Ivan Aivazovsky, Nave in mezzo alla tempesta*

fredda la traccia, l’acqua sterminata
agli equilibri dei pesci, ai funghi acuti
alla crosta ormai ubriaca di malefici

l’ornato lieve sulla sponda del legno
affianca la solita voglia di paradiso

 

*

mi inclino alla storia del pane
che rende al tempo questa pianta
acerba  nel restare grume, radice accesa
quasi volessi svegliare Gesù
amando il fiore chiuso, candido
accartocciarsi ai lini di mia madre

 

*

ordino i passi rivoltando la terra
al suo profumo. esce il profondo
dai piccoli vermi, dai giocattoli
restituiti a quei tratti di pelle
che mi fanno regina annusando la terra
in preda al solco, alla fila mezzana
al disegno di vene che ho sulle mani
come archi pizzicati di sale

 

*

è inesistenza il mare
è umore buttato agli insetti
un malaffare a forma di morte
che frulla la corazza come montare la neve
farne valanga, sangue aperto
luce che preme alla bocca appena
che canta, mi chiama
è biglia, pupilla
che rotea sul fondo
oscurando

 

*

come un mare mosso che mangia la voce del faro

sia che mi chiami adesso, che mi aspetti
ancora, in questa forma
declivia appoggiata con cura, bisbiglio
schiumina dorata che cola
dove stanno i natali di un corpo propenso
a raccogliere, a restituire
luci vive investite dal vetro
che premono all’acqua la linea diritta
la curva di vite, morsicate
dal mare

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