Il rosso

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Certe volte l’intreccio delle sue linee cucite accanto a ferite aperte e graffiature ci fa pensare a suture. Il quadro è carne viva; l’artista è il chirurgo. (J.J.Sweeney)

Alberto Burri– Grande Rosso P18, 1964

non quadra nulla, né la penombra, né io che
vado alla grande con due boccioli di rosa sul petto
zattera,  saldature flebili e cellophane
dove il cuore lascia il buco di una sigaretta

è forse emorragia di grinze, il rosso
candeline senza baricentri, lische
oltre il fondo che torna in primo piano

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    • un abbraccio a te, Mirella cara. in fondo l’informale è la materiia attiva che si trasforma e quando riempie tanto, a parere mio tende a coincidere con il decadimento, quasi a sbriciolarsi in particelle, mediante screpolature, per esempio. per restare a Burri che lo esprime nei suoi cretti… anche su di essi ho scritto qualcosa. andrò a cercare, poi se è una cosa decente la pubblico. l’opera di Burri ha ispirato più volte la mia poesia.

      😉

  1. ho fotografato un buco in una foglia
    ho pensato alle valvole mitraliche
    la vita quando diventa rappresentazione sfiora il dvino.

    • lo trovo molto vicino a Fontana, che fa rappresentare la vita da se stessa attraverso la tela bucata. puntualmente, con quel “fotografato” hai fissato il senso che ha voluto dare Burri a quel “buco”

      grazie a te, Cristina 🙂

    • secondo me hai centrato in pieno un concetto che vado ripetendo ogni volta che mi capita di discutere di arte informale. la poesia di questo genere, nello specifico pittura, sta nel sapersi fermare, nel cogliere tra gli spazi il momento giusto per farlo. quel nero è la poesia di questa opera e regge tutta l’impalcatura rossa che sta attorno, le dà il senso della misura, della profondità di campo, una sorta di apertura, al silenzio. l’uomo per fare arte, deve imparare a governarla… è un’affermazione buttata lì, quindi debole ed opinabile. ma io ne sono convinta … e che valga per ogni disciplina, poesia compresa

      grazie per la riflessione, Fausto 🙂

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