saldi di abiti appesi

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Dalla cenere io rivengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.
Sylvia Plath

 
saldi di abiti appesi
a plasticate stampelle
in mostra alle vetrine

venti dollari una sniffata
e poi via di corsa

arranca Helena il colle,
solitario esemplare di
umana specie
dentro angoli acuti
di amari singhiozzi

ridammi vita, oh morte
regalami il tuo sorriso

[e venne il buio]

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  1. mi soffermo prima sull’arte tua fantasmagorica, pluridanzante, in cui mi perdo e sogno.
    e poi i tuoi versi che quasi mi strattonano: leggici, siamo qui disposti come abiti di un guardaroba suntuoso, puoi vestirtene…

  2. non so perché il quadro mi riporta come struttura, colore e suddivisione degli spazi a Braque. ma nel gusto del particolare decorativo a Klimt. riminiscenze volute o inconsce non so, della tua grande cultura artistica.

    E’ una MERAVIGLIAAAAA (per la tua mostra) 😉

    • Daniela carissima, io sono sempre quello che i miei occhi hanno visto e le mie orecchie hanno sentito . poi il mio stomaco digerisce e ri- manipola e la mia pancia a volte brontola…ma alla fine è sempre poi così
      spero di riuscire a farla la mostra, perché vorrei proporre anche qualcosa al quale lavoro da mesi e che è un miscuglio di pennelli, di computer e di e di chine, vediamo, ogni tanto mi perdo purtroppo perché per me dipingere è veramente un piacere e quindi seguo i miei desideri e mi dimentico di cosa stavo realmente facendo!:-)
      grazie sempre
      chicca

  3. saldi d’abiti appesi è una descrizione esatta di quello che spesso mi suggeriscono i tuoi quadri .
    La tua è una pittura carica di particolari , tanti vestiti che sembrano appoggiati lì per caso sul banco o sulle stampelle di un negozio di moda.A me piace molto soffermarmi sui particolari e trovo che in ognuno di loro trovo la completezza per un quadro. Praticamente ogni tua opera è un’esposizione per dirla in musica visto che con le parole mi inciampo: una suite per pianoforte in dieci e più movimenti, ecco la mia idea:

    • Fausto e vai!
      ma come mi piace questa definizione :
      “ogni tua opera è un’esposizione per dirla in musica visto che con le parole mi inciampo: una suite per pianoforte in dieci e più movimenti”
      me la tengo ben stretta per me è complimento magico!!
      ma grazie ma grazie anche il pezzo che ben conosco ed amo!
      chicca

  4. È una visione amara d’una realtà in saldo. Svenduta. Tutto è fragile e precario. Arrancare è immagine in movimento, quasi a sentirne il fiato, il peso. Il riferimento a Sylvia Plath rinforza il senso modernamente doloroso. Poesia molto coerente in sostanza e struttura.

  5. ” La realtà va compresa a partire dai suoi estremi “, diceva Siegfried Kracauer a proposito delle condizioni degli impiegati berlinesi. Io credo si possa dire altrettanto delle tue plasticate stampelle…
    Ciao Chicca…

    Roberto

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