le donne hanno cappotti pesanti

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le donne hanno cappotti pesanti
come i loro pensieri

si guardano nello specchio
un foglio di vetro riflettente
all’interno di una cornice di legno di noce
agitano le mani a scacciare un ricciolo
sulla fronte, a colorare di rosso
pallide labbra, a rigare di nero
occhi verdi, azzurri nocciola

domani dimentiche del viso di ieri
ripeteranno il ricordo dei gesti allo specchio

le donne hanno scaffali d’avorio
con mucchi di carte, fogli bianchi
da scrivere e lettere d’amore
consumate, da ricordare

le donne hanno bisogno di un fantasma
per controllare i loro abiti mondani
quelli delle partenze da un lato
quelli degli arrivi dall’altro

i fantasmi sono onesti, silenziosi
spalmano le pareti di anima
ombre senza testa, uccelli erranti
non occupano spazio e tempo

le donne mettono la carta
sotto il pollo fritto
per conservare puliti i piatti

le donne tolgono la chiave
alla loro tastiera, e spostano il mouse
sopra la loro pelle ferita
dai pixels erranti dell’ultimo amante

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  1. Un intersecarsi di piani nel dipinto, una sorta di taglio netto al centro, che, ma forse sbaglio, mi sembra una tua cifra stilistica. Ma, nel caso, a testimonianza di cosa?
    Una di quelle formule a specchio che svelano sensi inaspettati? Da una parte le donne che mettono la carta sotto il pollo fritto e d’all’altra parte della luna le donne che conversano amabilmente ( ? ) con fantasmi onesti e silenziosi.
    Troppe domande? O forse troppe affermazioni?
    Mi fido istintivamente delle donne che hanno cappotti pesanti come i loro pensieri.
    Una buona serata

    Roberto

    • Roberto, si il taglio netto al centro, a volte di lato è sicuramente una mia “cifra stilistica” nel senso che spesso tendo a dividere in piani o in specchi o in confini tra dentro e fuori, tra possibile e non
      in questo caso è forse proprio una diversità di piani e forse di ruoli
      non sono mai troppe le domande, a volte sono poche le risposte, ma tu te le sei già date : ti fidi delle donne che hanno cappotti pesanti come i loro pensieri!
      grazie sempre per la tua attenta lettura
      take care
      chicca

  2. non posso certo fregiarmi del titolo di critico d’arte, atteso che sono un praticone della medesima ma, il dipinto rappresenta, a mio parere, la battaglia interiore che ogni donna deve affrontare nel quotidiano. Un continuo mettere insieme come nella rappresentazione pittorica, i vari elementi che compongono il mondo di Voi donne. Come un puzzle. E il quadro -parla- molto chiaramente. beh con i versi, il tutto è come deux engranage.

  3. hai parlato di scarpe, ora i cappotti… abbigliamento, trucco : la seconda pelle femminile. A volte difesa, protezione, rappresentazione. E poi no. La seconda pelle non solo femminile, anche maschile. Persone…

  4. ci sento musica in questo tuo dipinto, da prove d’orchestra; ma anche la fatica di chi costruiva le piramidi. nel fulcro rosso vedo i presagi. e come spettartici due figure di donna quasi di spalle. come le fasi della vita che assistono al covrapporsi degli sfondi della loro vita. ho voluta leggerla così, attraverso i miei significati… (forse proprio certi “sfondi” rappresentano i cappotti troppo pesanti)

  5. vedo le donne che si sanno destreggiare con tutte le mille cose del mondo che le circonda, donne in mezzo alle contraddizioni, tra le minuterie e i gravi pensieri, donne che sanno vivere gli entusiasmi e gli abbandoni. insomma donne che vivono
    un saluto a te, chicca.

  6. la lettura è data da una sinfonia di parole e immagini che sono chiavi a più strati dell’immaginario del femminile, della bellezza, della passione, dell’unione, così come delle ferite, ce ne sono tante, e tanto amore. è data anche da una visione che rende unica questa magia.
    un abbraccio forte

  7. Anche questo dipinto, come ogni altro, è veramente pregevole.

    I testi scritti in chiave poetica pare non colgano e non abbiano un respiro universale.

    La mancanza di punteggiatura fa soffrire la comprensione del testo, al quale si volgono commenti
    di persone che si ripetono in modo assiduo. Piacerebbe che si avvicinassero ai testi anche altre persone di più modesta cultura, ma ciò sembra difficile per la difficoltà di capirne compiutamente il sifnificato.
    Con rispetto e simpatia.
    Sandro Vivan

    • sì Sandro quello che scrivo e come dico sempre solo come paciugante è qualcosa che mi appartiene e quindi non ambisce mai ad essere universale, come anche quando dipingo
      il mio approccio alla parola e al colore è sempre intimo e forse questo è il pù grande difetto!
      grazie molte del passaggio e delle parole
      chicca

      • Pretendere di scrivere un testo poetico che sia anche di facile comprensione e interpretazione è abbastanza difficile ai nostri giorni. Anche autori considerati facili, come Gozzano o Saba, possono nascondere tra le pieghe delle parole significati non immediatamente percepibili, per cui una lettura “semplice” è di solito un’illusione. Ne ho avuto la riprova analizzando i testi di Saba, di cui mi sono occupato in un paio di articoli. Per tentare una lettura critica di Saba mi è stato necessario analizzare tutta l’opera e la stessa vita del poeta, cercando di raggiungere quel nucleo segreto che ogni poeta (ogni scrittore) nasconde e che fa impazzire i critici. Henry James ha dedicato all’ossessione critica uno dei suoi più bei racconti, La cifra nel tappeto. L’eliminazione della punteggiatura nella poesia del Novecento consente di indirizzare l’attenzione sulla singola parola e sui suoi molteplici significati, nonché di lasciare facoltà al lettore di stabilire i suoi tempi e le sue pause: si riflette in definitiva in uno sviluppo dei percorsi di lettura e in una crescita del potenziale espressivo ed emozionale del testo.

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