Le son du cor (il mio dipinto più emblematico)

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le son du cor

le son du cor -acrilico su c.telato (30×40)

– Le son du cor s’afflige vers les bois

 

Le son du cor s’afflige vers les bois
D’une douleur on veut croire orpheline
Qui vient mourir au bas de la colline
Parmi la bise errant en courts abois.

L’âme du loup pleure dans cette voix
Qui monte avec le soleil qui décline
D’une agonie on veut croire câline
Et qui ravit et qui navre à la fois.

Pour faire mieux cette plaine assoupie
La neige tombe à longs traits de charpie
A travers le couchant sanguinolent,

Et l’air a l’air d’être un soupir d’automne,
Tant il fait doux par ce soir monotone
Où se dorlote un paysage lent.

Paul VERLAINE (1844-1896) (Recueil : Sagesse)

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  1. prima di tutto l’insieme tra il tuo dipinto e le parole di Verlaine è davvero ben riuscito
    e poi come già ti dissi questo tuo è davvero notevole, fai della ricorsività delle linee un segno di distinzione di riconoscimento, dove il colore diviene marcatore di spazi
    cerchi e linee, quasi che il nucleo fosse un cerchio su cui si avvolgono linee a volte frastagliate a dare movimento e dinamismo al tutto
    davvero molto bello, e poi ci sono quei tocchi di “rosso” che sono come un controcanto all’azzurro -blu
    bello bello
    chicca

    • Fu il primo dipinto di una serie che racchiudeva il soggetto in una o più “bolle di vetro”. Penso proprio, come dici tu, per contenere un nucleo definito (una sorta di ordine) e costruire quel dinamismo attorno, che forse era specchio di quel particolare momento di vita. Sul rosso, come sempre, dici la cosa più giusta. Li ritenevo indispensabili quei rossi, fin quasi a calcolare il loro equilibrio, per non demolire l’azzurro. Sarebbe stato un attimo.

      grazie, grazie :*

    • Credo sia la collocazione giusta, anche se al momento che lo realizzai, dopo aver fatto un disegno di base, ci sono andata su coi pennelli senza alcuna idea di che cosa ne sarebbe uscito nell’insieme. Le parte figurative erano 3: il viso centrale, un bosco in alto a destra e una torre a sinistra. Alla fine è rientrato tutto in questo sezionamento rotatorio, lasciando vita solo al fulcro centrale.

      Grazie assai, aitan 🙂

  2. Mi colpiscono gli occhi chiusi del musico / uno visibile, l’altro lo intuisco /, la concentrazione avvolta dalla circolarità e il passaggio dal blu, dalla sua freddezza ed eleganza al frastuono caloroso del rosso. Nella poesia di Verlaine, questo calore rossigno del tramonto si mischia alla neve, al dolce sospiro dell’autunno. Bellissimo insieme, un beau coup de théatre.

    • Grazie per la bellissima lettura, mitedora.

      la circolarità del dipinto parte proprio dal corno e come un’eco ritorna ad avvogere la figura delle atmosfere e dei colori che ha raccolto nella natura, durante la corsa del suo suono…

      la poesia di Verlaine, che perlatro non conoscevo, mi fu messa all’attenzione dal mio caro amico Laurent, per la nostalgia che reputava fortemente presente nei suoi versi. nostalgia della quale tu individui i simboli: “questo calore rossigno del tramonto si mischia alla neve, al dolce sospiro dell’autunno”

      Sempre molto gentile ed attenta 😉

  3. Eccomi a ringraziare Il Pizzo, che ho scoperto essere delle mie parti 🙂

    A te Roberto grazie doppio che con quel riferimento a Rimbaud mi hai invogliata a fare un viaggio di ripasso nella vita dei due grandi poeti 🙂

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