Camminamenti

Standard

 

 

 

 

Photographer – Geir Jordahl

 

presto avremo dei chiodi, la corona per una festa
che non sarà il natale, ma un taglio di traverso sul petto

con la mano mi aprirò  la scollatura
per essere meno maldestramente
una Maddalena che prende i respiri dal pane. mulino
spago, spiga
lamelle di un’ostia tra le labbra dello sposo

sotto i camminamenti sento l’equatore
la planimetria del destino cingermi il costato
il sangue  melagrana
attorno a un lutto che cresce anche sul legno
sulle unghie dei tarli ormai radici

le voci dentro la conchiglia fanno domande, come mareggiate

girerò nel senso della simmetria per il mio spirito soldato
spillo sui livelli d’acqua in cui s’annega un silenzio sovversivo

il freddo sulla punta delle dita
mi nasconde tra parole piccolissime

sono indecisa se spogliarmi o rimanere vestita

mentre la fronte accascia su di un palmo
e l’altra mano scrive la sua ombra, come un profeta
finito tra i carteggi di un amore virtuale

Annunci

»

  1. Massimo, mi piace molto la definizione di preghiera pagana. Mi ricollega ad un pezzo dello stesso periodo che pubblicherò molto presto. Intanto ti ringrazio per la lettura 🙂

    • grazie theallamente.

      “il sacro incontro con se stessi”
      una sintesi interpretativa che per me è una rivelazione e alla rilettura, specialmente della prima metà del testo, trova pieno riscontro

  2. io trovo meravigliosa questa tua poesia, la sento perfettamente in sintonia col mio sentire, perché questo è l’amore sacro e misterico, l’unione che crea la via… stupenda

  3. grazie Mirella. che bello ritrovarti qui!

    forse con questi testi (già ne hai letti e altri avrai occasione di leggere) ero sulla strada per raggiungere la mia “pienezza poetica”. un’occasione per fermarmi e magari mettere in porto una pubblicazione. mi conosci da tempo e sai che non potrei fermare la mia ricerca, ma soprattutto correre il rischio di replicare me stessa, dopo avere raggiunto un traguardo soddisfacente. preferisco sempre rimettermi in gioco.
    ma so che tu questa stessa condizione la conosci mooooolto bene 😉

    • grazie anche a te Dora

      fino a qualche anno fa mettevo una spiga nel muschio del presepe per ogni persona assente (le più care mancate o molto lontane). poi sono diventata troppe: ho eliminato le spighe e ridotto al minimo il numero delle statuine…
      il natale poi, non è solo nostalgia per le persone, ma anche per quello di innocente e puro di noi che non può più tornare 😦

      un abbraccio a te, cara

  4. “sotto i camminamenti sento l’equatore
    la planimetria del destino cingermi il costato”

    quei camminamenti che si hanno qualcosa di sacro nell’espressione evocativa, ma che racchiudono un universo profano e a volte doloroso

    e sì

    “sono indecisa se spogliarmi o rimanere vestita”
    ma l’amore non permette di rimanere vestita…
    è bellissima!
    grazie di averla postata qui
    chicca

    • ri/proporre questi testi, per me è quasi una strategia di auto-invito a ritornare su questa scrittura che sta tra espressione sacra e universo profano. lì su questo confine che un po’ tutti avete individuato.

      anche a te, cara chicca, grazie di cuore

se vuoi commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...