Guernica o dell’oltre l’opera d’arte

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devo premettere che non son critico d’arte, amo l’arte e spesso la vivo a pelle, quindi quello che scrivo sono mie impressioni che possono tranquillamente essere non vere e confutate in qualsiasi momento..
GUERNICA, stavo riflettendo su questo quadro, su quello che ha significato e su quello che aldilà dell’opera d’arte ancor oggi significa

Pablo Picasso
(1881-1973)

certamente il periodo finale dell’opera di Picasso è stato caratterizzato dalla tela chiamata “Guernica”
nel 1937 la situazione politica era ad un punto di rottura. dopo aver tollerato il minaccioso riarmo tedesco ed il colpo di forza italiano in Etiopia, le democrazie borghesi assistevano inerti all’aggressione fascista in Spagna, sapevano che il trionfo della reazione spagnola avrebbe segnato la fine della democrazia in Europa ma temevano d’altra pare nel contestarlo di accelerare il processo rivoluzionario delle classi lavoratrici
in questa ambigua atmosfera di paura e d’indecisione si apre a Parigi una grande Esposizione internazionale dedicata come sempre al lavoro, al progresso, alla pace la Spagna repubblicana vi partecipa con un disegno politico ben preciso invocare la solidarietà del mondo libero, dimostrare che il suo progetto era lo sviluppo della democrazia in un paese socialmente arretrato, avvertire l’opinione pubblica che il conflitto spagnolo era l’inizio di una tragedia che avrebbe coinvolto il mondo intero
il padiglione spagnolo ( opera di due architetti razionalisti, Sert e Lacasa) doveva essere ornato da un dipinto murale di Picasso, il pittore spagnolo ormai universalmente acclamato come il genio artistico del secolo

da tempo Picasso aveva fatto la sua scelta politica, l’anno precedente aveva collaborato alla propaganda repubblicana con due serie di incisioni e pare che per il padiglione spagnolo di Parigi meditasse una vasta composizione allegorica, ma nell’aprile, si sparge la notizia che bombardieri tedeschi al servizio di Franco hanno attaccato l’antica città di Guernica, senz’altro scopo che fare una strage e seminare il terrore nella popolazione civile
di colpo, Picasso decide che il suo dipinto sarà la risposta alla viltà e all’atrocità di quell’eccidio, nasce così, in poche settimane “Guernica”, che può dirsi l’unico quadro storico del nostro secolo, non perché rappresenta un fatto storico, ma perché è un fatto storico……così dice l’Argan:

*************…E’ il primo, deciso intervento della cultura nella lotta politica: alla reazione, che si esprime distruggendo, la cultura democratica risponde per mano di Picasso, creando un capolavoro. Da quel mo mento, Picasso in testa, gli intellettuali eserciteranno una più forte ma purtroppo inutile pressione sui governi democratici per deciderli, finalmente, a difendere la dempcrazia. Non è esagerato affermare che, nel nostro secolo ed in rapporto ad una problematica storico-politica, Guemìca ha la stessa importanza che aveva avuto, in rappor to alla problematica storico-religiosa del Cinquecento, il Giudìzio Universale della Sistina: l’opera con cui Michelangiolo era intervenuto con l’autorità del genio nel problema più scottante del tempo, sostenendo la tesi cattolica della responsabilità contro la tesi protestante della predestinazione.
Nell’opera, ormai matura, di Picasso, Guemìca segna una svolta non meno radicale di quella segnata, trent’anni prima, da Les demoiselles d’Avignon, e nello stesso tempo, come per un impulso a parlare a tutti nei modi più piani e diretti, quasi inconsapevolmente rievoca l’apocalittica Guerre del Doganiere Rousseau.**************

a mio avviso Picasso ha una visione lucida della situazione, l’eccidio di Guernica non è un episodio della guerra civile spagnola, ma è ma l’annuncio di una tragedia di incredibili dimensioni, in questo senso è vero quanto afferma l’Argan, Picasso non descrive o raffigura l’evento, come aveva fatto Delacroix nella Strage di Scio e nememno ricorre ad elementi oratori, drammatici, patetici, non supera cioè
la realtà storica trasformandola in una visione simbolica o allegorica, non mira a denunciare un misfatto ed a suscitare sdegno e pietà
ma vuole con forza rendere presente il misfatto nella coscienza del mondo civile, costringendolo a sentirsi corresponsabile, a reagire ed in questo è la sua straordinria grandezza
il quadro non deve rappresentare o significare ma deve sviluppare una forza di suggestione; e la forza non deve scaturire dal soggetto o dal contenuto (che tutti conoscono, è la cronaca del giorno), ma dalla forma
così dice l’Argan:

**********La forma è l’espressione più alta della civiltà occidentale, erede della cultura classica; la crisi della forma è il segno della crisi della civiltà. In Guemìca non c’è colore: solo nero, bianco, grigio. E’ escluso che Picasso si sia servito del monocromato per dare al quadro una tonalità cupa, tragica: tutto è chiaro, le linee disegnano con precisione i piani destinati a colmarsi di colore, ma il colore non c’è, è andato via.
E’ escluso che il monocromato serva ad accentuare l’effetto plastico-volumetrico: il rilievo non c’è, è andato via.
Il colore e il rilievo sono due qualità con cui la natura si da alla percezione sensoria, si fa conoscere.
Eliminare il colore e il rilievo è tagliare il rapporto dell’uomo col mondo: tagliandolo, non c’è più la natura o la vita. Nel quadro c’è, invece, la morte; e non è rappresentata con le sembianze della natura o della vita, perché quella morte non è il termine naturale della vita, è il contrario.***********

sembra non difficile verificare, di ogni elemento del quadro, l’ambivalenza realistica e simbolica: così nelle figure, nella cui morte violenta si rivela la violenza degli aggressori, come nelle cose (il lume a petrolio, la lampadina elettrica, la fiamma dell’incendio, il toro). Il simbolo, per la sua stessa paurosa fissità, è morte; passare dalla realtà al simbolo è passare dalla vita alla morte, uccidendo i cittadini di Guernica gli aviatori tedeschi hanno deliberatamente, freddamente stroncata la vita, come natura e come storia

ora ogni cittadino del mondo è obbligato a scegliere, non si può volere insieme la civiltà e il nazismo come non si può volere insieme la vita e la morte
L’Europa non è più la libertà e la pace, ma la violenza e la guerra, durante l’occupazione tedesca di Parigi, ad alcuni critici tedeschi che gli parleranno di Guemica Picasso risponderà amaramente:

«non l’ho fatta io, l’avete fatta voi»

certamente la visione di Guenica è la visione della morte in atto, Picasso non assiste al fatto con terrore e pietà, come ci racconta Aristotele, ma è dentro il fatto no commemora o commisera le vittime, è tra le vittime
dice l’Argan:

***Con lui muore l’arte, la civiltà «classica», l’arte e la civiltà il cui scopo era la conoscenza, l’intelligenza piena della natura e della storia. Guenica ha lo scheletro del quadro storico classico: lo scheletro, appunto, perché l’arte classica, con la pienezza delle sue forme e lo splendore dei suoi colori, è come soffiata via, distrutta dalla brutalità dell’evento. Il quadro è composto come un Raffaello o un Poussin; c’è simmetria, prospettiva, graduazione di valori, ritmo crescente di accenti. Simmetria: l’asse mediano del muro bianco, i «pilastri» verticali del toro, a sinistra, della figura con le braccia alzate, a destra. Prospettiva: le figure dei caduti in primo piano, i piani prospettici del fondo, lo strombo della finestra. Graduazione dei valori: l’alternarsi dei piani bianchi, neri, grigi.****
il ritmo è crescente, il caduto che stringe nel pugno la spada spezzata, il nitrito lacerante del cavallo ferito a morte

uttavia all’ordine classico si sovrappone una scomposizione formale di tipo decisamente cubista, un linguaggio, dunque, nettamente moderno, che Picasso stesso aveva creato trent’anni prima, come nel “Les demoiselles d’Avignon”
per la prima volta un quadro non rappresentava uno spazio in cui accadeva qualcosa, ma era uno spazio in cui qualcosa stava accadendo

e disintegrava il linguaggio tradizionale della pittuta, così con Guenica fa esplodere il linguaggio cubista, che era ancora un linguaggio fatto per un diverso che ora non è più possibile  …dice l’Argan:

****…Quello che era stato un nuovo modo di conoscere e rappresentare un gettato tra l’arte e la scienza, diventa frantumazione violenta, distruzione, morte. Gli strumenti con cui i nazisti hanno sterminato Guernica erano scientifici; sarà scientifica l’eliminazione di milioni di uomini nei campi di sterminio. E tutto ciò non è fuori, ma dentro la logica del capitalismo al potere. Una scienza che lavora per distruggere distrugge anzitutto se stessa come scienza, perché non serve alla vita ma alla morte. Perciò si assiste, in questo quadro, ad una meta morfosi non meno sconcertante di quella che tramutava in feticci neri le rosee demoiselles: la violenza e la morte geometrizzano, meccanizzano i volti, le membra, delle figure.*****

sul tema della strage freddamente ordinata ed attuata, Picasso tornerà, più esplicitamente forse, ma con minore incisività, nel 1951, con Massacro in Corea, per Picasso quella dell’artista non è una normale funzione, ma una straordinaria missione storica, il suo dovere non è di preservare l’arte dai pericoli di una cronaca agitata, ma di gettarla nella mischia, dato che nella mischia è in gioco anche la sua sopravvivenza

come ultima cosa una notazione che molto condivido, sempre dell’Argan, sulla scelta del non colore

****In Guemìca non c’è colore: solo nero, bianco, grigio. E’ escluso che Picasso si sia servito del monocromato per dare al quadro una tonalità cupa, tragica: tutto è chiaro, le linee disegnano con precisione i piani destinati a colmarsi di colore, ma il colore non c’è, è andato via.  E’ escluso che il monocromato serva ad accentuare l’effetto plastico-volumetrico: il rilievo non c’è, è andato via. Il colore e il rilievo sono due qualità con cui la natura si da alla percezione sensoria, si fa conoscere. Eliminare il colore e il rilievo è tagliare il rapporto dell’uomo col mondo: tagliandolo, non c’è più la natura o la vita. Nel quadro c’è, invece, la morte; e non è rappresentata con le sembianze della natura o della vita, perché quella morte non è il termine naturale della vita, è il contrario****

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  1. sì…concordo con molto di quello che hai riportato. Una bella recensione di quest’opera che, a mio avviso , è uno snodo essenziale dell’Arte del ‘900.
    E dico Arte in generale, intendendo la Cultura che finalmente, scende in campo con determinazione. Evitando le ambiguità solite ma accettando di schierarsi a fianco della Vita alla vigilia di quella enorme catastrofe umana che è stata la Seconda Guerra mondiale

  2. “il quadro non deve rappresentare o significare ma deve sviluppare una forza di suggestione; e la forza non deve scaturire dal soggetto o dal contenuto (che tutti conoscono, è la cronaca del giorno), ma dalla forma”

    meglio di così!… nemmeno Picasso avrebbe saputo spiegarlo meglio.
    grazie Chicca, per questa ottima presentazione.
    cri

  3. Bella occasione di rivedere una delle opere più significative del ‘900.
    Confesso la mia naturale tendenza, che si è resa evidente anche ora osservando il dipinto, a sganciare il contenuto dell’opera dal momento storico che sembra averla ispirata, considerando quest’ultimo unicamente alla stregua di uno strumento, quando non di un pretesto. Quello che invece emerge di fronte ai miei occhi, è la grandezza di una rivoluzione pittorica, la visionarietà di uno sguardo, teso a sovvertire gli schemi abituali con i quali siamo soliti far fronte alla realtà.
    E’, naturalmente, soltanto il punto di vista di un osservatore… senza nessuna pretesa.
    Gran bel post, grazie Chicca

    Roberto

    • Un punto di vista assolutamente possibile
      io di fronte a Guernica ho avuto e ho sempre l’impressione che per la prima volta un quadro non rappresentasse uno spazio in cui accadeva qualcosa, ma era uno spazio in cui qualcosa stava accadendo ed era la disintegrazione del linguaggio tradizionale della pittura con l’esplosione del linguaggio cubista e ne sono sempre più convinta
      ma ci vedo anche una intenzionalità che vuole con forza rendere presente il misfatto nella coscienza del mondo civile, costringendolo a sentirsi corresponsabile, a reagire ed in questo è la sua straordinria grandezza..
      una forma che diventa essa stessa contenuto
      grazie davvero per la possibilità di riflessione ulteriore!
      chicca

  4. Grazie Chicca, per questa recensione e per aver ricordato attraverso questa stupenda opera, il suo emblematico significato. Con la speranza che un giorno finiscano gli orrori dello sterminio e della guerra.
    Un grande abbraccio

    mirella

  5. ahimè, scusa se personalizzo, ma per me guernica è così inesorabilmente legato a quell’incubo che è stato la tesina di terza media di uno dei miei figli (nero su bianco) che ho finito con l’identificarmi nella drammaticità del soggetto
    ciò conferma che gli incubi sono in bianco e nero…
    perchè tutti i colori sono potenzialmenti presenti ma nessuno può esprimersi… non è il momento, non c’è tempo, l’occhio e lo spirito sono cupi, la vista offuscata, la luce poca (le cellule preposte alla visione in condizioni di bassa luminosità sono i bastoncelli, molto sensibili alla luce ma insensibili al colore, quindi c’è anche una base fisiologica nella scelta di Picasso… no?)

    • Thè credo che la scelta del non colore sia stata proprio una rappresentazione della morte
      il colore rappresenta la vita il pulsare l’assenza di colore lo nega ..
      sicuramente quello che dici è una cosa da tenere presente sììì
      certo che in terza media una tesina su Guernica poteva essere davvero un incubo!
      ciaoooo
      chicca

  6. Il bianco-nero forse anche per dare un effetto cronaca: tutto quello che la parola stampata non riesce a dire. Non ho mai visto l’opera dal vivo, ma ogni volta che mi capita sott’occhio in fotografia, la vedo come un gigantesco collage. Forme scomposte e ricomposte (ma anche intercambiabili), poste sulle proiezioni dello sfondo. E il manto del cavallo, come la riproduzione di una stampa su carta di giornale.

    Dopo un’analisi visiva molto personale, mi unisco ai complimenti a Chicca per la sua recensione. E un grazie per avere offerto l’occasione di riflettere su un’opera di tale portata.

    daniela

  7. la distruzione di Guernica fu un vero atto di terrorismo, restarono perfettamente integri alcuni degli obiettivi del bombardamento, ma non i civili e le abitazioni, davanti al dipinto che è di notevoli dimensioni, ci si sente piccoli, la sala è spoglia, la luce fredda e quello che risalta è la disintegrazione delle figure, l’accozzaglia delle parti, la realtà smembrata, il grido, il caos da cui nessun essere e nessun oggetto risulta esente.
    complimenti, Chicca, per l’ottima recensione

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