il “MAGICO” PIERO o della luce, del colore, della matematica

Standard

A.S. come sempre quando parlo di “arte”  mi corre l’obbligo di dire prima di tutto che non mi ritengo un critico d’arte, nè tantomeno un “conoscitore” profondo di questa splendida attività degli uomini. Ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di “bottega”, vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l’architettura. Ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte “amoroso”, non posseggo quella severità e estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri. Molto spesso mi muovo “a pelle”, scoprendo o riscoprendo conoscenze o “nozioni” apprese sui libri” o dalle lezioni sull’arte ascoltate in gioventù.

 Io amo molto Piero della Francesca, perché è così diverso e lontano dal mio modo di essere. La sua impassibilità di fronte ai sentimenti, la sua assenza di emozioni, gli hanno permesso di regalarci immagini forti che esercitano (per quel che mi riguarda) un forte fascino.
Il suo senso dello spazio, l’osservazione dei particolari, la complessità cromatica in relazione alla luce, mi fanno spesso pensare ad una pittura astratta e sacra.
Io credo che sia uno di quei pittori che hanno con più’ chiarezza formulato la loro “poetica”, raccoglie e riformula sicuramente alcune “istanze” emerse con il XV secolo, ma con grande fermezza ne scarta diverse, probabilmente perché “spurie” rispetto ai suoi ideali artistici.
 La sue immagini si fondano su una cristallina essenzialità, su un accorto calcolo di rapporti metrici e accordi di colore, per Piero l’immagine dipinta doveva essere il luogo del dominio razionale degli elementi figurativi, non uno studio della psicologia umana, al suo spettatore non chiedeva un coinvolgimento emotivo, bensì intellettuale.
ma proprio questo coinvolgimento intellettuale, che ho sempre avvertito profondamente, mi ha “coinvolto spesso emotivamente” (certo Piero non se lo sarebbe aspettato!!!).
Certamente fu affascinato dai colori del Beato Angelico, armoniosi, brillanti, i cieli tersi, le carnagioni d’avorio, le vesti di smeraldo, ma anche fu preso dalla maestosa plasticità delle figure del Masaccio, rifiutandone però la drammaticità.
come sicuramente fu attratto dall’opera di Paolo Uccello, dal formalismo geometrico ad esempio del “Monumento a Giovanni Acuto”, così astratto es essenziale, ma sicuramente di Paolo Uccello rifiutò il dinamismo e anche le fantasie.
 la maestosità del Masaccio e i colori dell’Angelico, il formalismo geometrico di Paolo Uccello, vennero unite insieme attraverso quello che è l’elemento unificante anche in Architettura, L’ACCORDO METRICO, IL RITMO che lega le parti tra di loro e all’insieme, L’IMPAGINAZIONE COMPOSITIVA. (Non dimentichiamoci di cosa diceva l’Alberti nei suoi trattati e che manifestava poi nei suoi progetti architettonici.)
 Un’opera che risente dell’influenza del Masaccio è sicuramente “San Sebastiano e San Giovanni”:

 per contrasto la Pala centrale del polittico “La Madonna della Misericordia” presenta le caratteristiche delle opere mature di Piero, l plasticismo di Masaccio non è completamente sparito, ma è altra cosa essendo sottoposto ad una severa regolarizzazione geometrica:

PIERO studiò matematica fin da piccolo e nei suoi quadri si nota la sua straordinaria capacità di “coniugare” la matematica e la pittura.
La prospettiva nei suoi dipinti diviene ampia e riposata, retta da magiche corrispondenze geometriche e da “musicali” intervalli di spazio, mentre i colori si distendono in una luce mattinale. E’ appunto questa sintesi tra la luce aperta e una straordinaria misura di spazi uno dei tanti segreti (a mio avviso) dell’arte di Piero.
Uno degli esempi più significatici è il dipinto “la flagellazione” misterioso per alcuni versi (i significati e i personaggi dipinti), limpido nel suo tratto pittorico: sicuramente questa opera è un lucido enunciato della sua sapienza prospettica e poco ci interessano i dibattiti intorno a chi fossero i tre personaggi dipinti e che cosa li lega alla fragellazione (almeno per quel che mi riguarda…).
Nei suoi tre libri “De pospectiva pingendi”, Piero sostiene, da un punto di vista teorico la necessità del mezzo prospettico, impostato su fondamenti euclidei, esso deve procedere con metodo e precisione matematici.
 La matematica e l’arte in quel periodo avevano profondi rapporti, il Longhi afferma che la congiunzione tra matematica e pittura in Piero diventa misteriosa e aggiunge l’elemento “natura” .
 Proprio il recupero di Platone. (Piero fu considerato fautore di Platone) e
 ” Un’altra importante novità è legata alle tecniche di rappresentazione “in piano” dello spazio tridimensionale (prospettiva, procedure grafiche per il taglio delle pietre)……”” (Bruno Longhi)
 fanno di Piero un pittore del tutto “speciale”, la congiunzione tra matematica, prospettiva, luce, natura , assume degli aspetti che rendono magici i suoi quadri

 sintesi di naturalezza e rigore, “impaginata” con la precisione di un teorema, la tavola è divisa in due parti , occupate l’una da uno spazio aperto. l’altra da una loggia secondo una schema molto caro a Piero.
 l’architettura distingue, ma nello stesso tempo coordina i due gruppi di figure in apparenza estranei l’uno all’altro.
all’armonia delle proporzioni si affianca l’incredibile luminosità che permea i colori, accostati per similitudine o per contrasti valorizzati dall’uso di fonti diverse di luce, una generale da sinistra, un’altra molto intensa da destra, che illumina come fosse un faro il riquadro del soffitto sotto cui si trova il Cristo.
 il senso di arcana fissità di questa come di altre opere è accresciuto da elementi iconografici insoliti, densi di simbologie di difficile interpretazione, in cui gli studiosi hanno visto adombrate questioni teologiche o – più spesso – vicende di attualità.
i significati rimangono sfuggenti, sia perché noi abbiamo perduto troppe chiavi per avvicinarli, sia per la capacità di Piero di trasporre cronaca e storia contemporanea su di un orizzonte di eternità.

Annunci

»

  1. E’ una pittura che parla il linguaggio delle geometrie sacre, c’è una ricerca minuziosa della perfezione, per accedere ad un linguaggio altro, come hai fatto ben notare, colmo di simbolismi e chiavi nascoste di conoscenza.

  2. Il ” divino Piero “… alla ricerca del segreto della sua poetica sono stati versati i classici fiumi d’inchiostro. Senza cavare un ragno dal buco, bisogna dire. Rimangono senza un plausibile perchè le sue atmosfere ” bloccate “, che poco aiuta rimandare ad un tempo non più cronologico, bensì aionico. Nè aiuta, a mio avviso, fare appello al rigore matematico che attraversa i suoi dipinti ( la frequentazione di Luca Pacioli si vede tutta ), poichè, oltre ad essere un mero strumento, viene sempre sconfessata dai contenuti.
    Che dire quindi? La mia frequentazione delle sue opere, fino a quelle più nascoste e un pò fuori dai circuiti consueti, come la Madonna del Parto nel cimitero di Monterchi, mi ha insegnato ad astenermi dal pensare alcunchè, mi ha portato alla più totale sospensione del giudizio nei confronti delle sue opere.
    Un altro suo gioiello, un pò fuori anch’esso dai circuiti tradizionali, è il Polittico di S.Antonio, alla Galleria Nazionale dell’Umbria, la cui cimasa vale da sola il viaggio.
    Mi fermo qui, perchè mi accorgo che andrei avanti ore a riferire le mie emozioni.
    Grazie, con Piero ho cominciato bene la giornata.

    Roberto

    • le sue atmosfere “bloccate” sì
      conosco molto dei suoi lavori e anche il Polittico di S. Antonio che quando vidi con mio padre per la prima volta , (ero molto piccola), pensai fosse dipinto su una stoffa d’oro
      ho sempre quel ricordo lontanissimo, ma molto presente come meraviglia
      la Madonna del Parto è forse una delle sue opere che prediligo
      concordo sì sulla frequentazione con Luca Pacioli e la Summa de arithmetica e non solo..
      grazie per il commento davvero speciale
      chicca

  3. “Io amo molto Piero della Francesca, perché è così diverso e lontano dal mio modo di essere”
    Lo credo che sia lontano dal suo modo di essere!

    Interessante l’analisi critica sulla pittura di grandissimi artisti dei quali poco ho conosciuto al liceo classico. Ricordo che allora mi piacque la cacciata dal Paradiso del Masaccio. Complimenti.
    Serena vita. Sandro Vivan

  4. Non vorrei contraddire, ma anche Piero della Francesca esprime regole “canoniche”, anche se più lievemente.
    Con dolcezza. sandrovivan Luci e Ombre di un’Anima

    • sicuramente!! infatti ho messo un sorriso di fianco , canonico nel senso che si è forse adeguato molto all’opera di Giotto, ma certamente anche Piero era canonico nel senso di rispetto di regole!!

se vuoi commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...