Ceneri

Ceneri

fluidità introspettiva (80×100)-acrilico su tela

piano,  qui siamo , piano
tra la soglia e i giardini della villa di un re
tutto è perfetto, solo l’altra metà del pane
annera d’imbuti e di fornace

siamo carreggiate di un ramo
che sta per  cadere dalla sua quercia
protende occhi ed ossa, a una
comune sepoltura

sbocceranno  i sonagli, i bruchi grassi
come vedette alla grande bocca
che inghiotte e rigurgita

inghiotte e rigurgita

 

saldi di abiti appesi

saldi di abiti appesi

 

Dalla cenere io rivengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.
Sylvia Plath

 
saldi di abiti appesi
a plasticate stampelle
in mostra alle vetrine

venti dollari una sniffata
e poi via di corsa

arranca Helena il colle,
solitario esemplare di
umana specie
dentro angoli acuti
di amari singhiozzi

ridammi vita, oh morte
regalami il tuo sorriso

[e venne il buio]

con/venendo

con/venendo

(endecasillabi)

dimmi di come fanno l’eco i muri
se mi spingi la notte tra le pieghe
dove tutto quel tuo volermi incrocia
lo spigolo di lume che hai negli occhi

dimmi di come bevon le lenzuola
un passo d’agrodolce che trabocca
tra questi sfondi densi di vetrate

-togli i vapori d’aliti sedotti -

che i nostri chiaroscuri in movimento
siano d’orgasmo all’ultimo dei cieli
e all’ombra del passante giù, per strada

poi stringi, stringi ancora sul soggetto
sul segno più profondo del pastello
là dove il rosso scuce d’acquolina
tiepida attesa d’alba, convenendo

le donne hanno cappotti pesanti

le donne hanno cappotti pesanti

 

le donne hanno cappotti pesanti
come i loro pensieri

si guardano nello specchio
un foglio di vetro riflettente
all’interno di una cornice di legno di noce
agitano le mani a scacciare un ricciolo
sulla fronte, a colorare di rosso
pallide labbra, a rigare di nero
occhi verdi, azzurri nocciola

domani dimentiche del viso di ieri
ripeteranno il ricordo dei gesti allo specchio

le donne hanno scaffali d’avorio
con mucchi di carte, fogli bianchi
da scrivere e lettere d’amore
consumate, da ricordare

le donne hanno bisogno di un fantasma
per controllare i loro abiti mondani
quelli delle partenze da un lato
quelli degli arrivi dall’altro

i fantasmi sono onesti, silenziosi
spalmano le pareti di anima
ombre senza testa, uccelli erranti
non occupano spazio e tempo

le donne mettono la carta
sotto il pollo fritto
per conservare puliti i piatti

le donne tolgono la chiave
alla loro tastiera, e spostano il mouse
sopra la loro pelle ferita
dai pixels erranti dell’ultimo amante

le mie scarpe nuove

le mie scarpe nuove

la vita ho girato e rigirato
e racchiuso nella mia casa
- senza uscita -
abitata da turbini
che penetrano nelle assi
a rincorrere la mia ombra
che si divide
tra le masse di ulivi
e gli aranci muschiati
dal profumo
che affonda nella memoria

raccolta su me stessa
come i grappoli
alla fine della vendemmia
ascolto l’illusione dei tuoi passi
e abito questo silenzio
– grigio deserto d’assenza -
a gettare al vento
le mie scarpe nuove

estate in frutta per un giorno di neve

estate in frutta per un giorno di neve

Le amiche

(ricordi al tempo delle pesche)

 

Ci vuole altro, non può essere tutto qui
la variazione, il linguaggio
il discorso diretto, quando dicevo prestami un libro
e tu mangiavi pesche
variegate sulla pelle, quasi mordessi fuoco

quando dicevo vestiamoci di viola
togliamoci le scarpe
tutt’al più
prendiamo la bicicletta senza decidere la strada
seguiamo la ruota davanti e guardiamoci negli occhi